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Mio figlio è un bullo: la storia di Julian

Solitamente quando affrontiamo il tema del bullismo ci viene naturale guardare al problema dal punto vi vista della vittima e di cosa può fare la sua famiglia per bloccare il problema e dare supporto al figlio che è stato preso di mira.  Tuttavia, quando si verificano episodi di bullismo, ci scordiamo di riflettere sul fatto che il problema non affligge solo la famiglia della vittima, ma anche quella di chi gli atti di bullismo li mette in pratica in prima persona, limitandoci a giudicare il colpevole e sperando che possa ricevere la giusta punizione.

In realtà il bullo è solitamente afflitto da un problema socio-comportamentale che non si risolve con le punizioni corporali né ricevendo il giudizio da parte della società. Per questo motivo spesso i genitori del bullo si ritrovano ad essere giudicati loro stessi e, talvolta, faticano a ricevere il giusto supporto per aiutare il proprio figlio a superare il suo disagio.

Mio figlio non è un bullo

Erroneamente, tendiamo a etichettare come atto di bullismo, qualsiasi manifestazione di aggressività o insofferenza dei ragazzi e, talvolta, questa semplificazione ci trae in inganno, come affermano Gianluca Daffi e Cristina Pandolini, autori di un interessante libro sul bullismo. Soprattutto nell’universo maschile, per i ragazzi è istintivo e normale porsi in modo aggressivo nei confronti dei compagni, giocare alla lotta, volersi mettere in mostra, purché questo non vada oltre la soglia dell’accettabile ovviamente, e non sia un comportamento mirato a far del male alla vittima o a volerlo isolare dal gruppo in modo reiterato.

Cosa faresti se tuo figlio fosse un bullo?

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Ma se è vero che c’è questa tendenza della società a voler giudicare in modo eccessivo anche comportamenti non allarmanti, è pur vero che spesso i genitori di ragazzi prepotenti assumono una posizione di difesa nei suoi confronti, sminuendo un problema che invece andrebbe affrontato in modo approfondito o addirittura rifiutando del tutto l’esistenza del problema stesso. È recente l’avvenimento di cronaca riportata dai giornali su un episodio bullismo avvenuto in gita scolastica punito dal preside con la sospensione di 14 alunni, dei quali alcuni genitori hanno contestato la decisione affermando “Mio figlio non è un bullo“.

Essere genitori è un impegno tutt’altro che semplice da affrontare, mette assieme tutta una serie di emozioni che sono davvero difficili da controllare, come l’emotività e l’istinto di protezione nei confronti del proprio figlio. Ciò talvolta ci impedisce di vedere i fatti come realmente stanno, il che non fa altro che dare ulteriori segnali negativi al ragazzo che, invece, dovrebbe vedere nei genitori un punto di riferimento comportamentale.

Non valutiamo l’episodio, ma l’attitudine

Per evitare di cadere nel tranello del giudizio facile della società o della mancanza di peso del genitore, cerchiamo di valutare con obiettività qual è l’attitudine del ragazzo additato come bullo: i veri bulli compiono ripetuti atti di prepotenza spesso con premeditazione e, soprattutto, non provano sensi di colpa.

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Per capire se nostro figlio è un bullo, proviamo a chiedergli che sensazione ha provato prima e dopo l’atto di bullismo, se si è pentito dopo averlo fatto o se ha provato ad immedesimarsi in ciò che provava la sua vittima in quel momento. Dobbiamo anche cercare di valutare se, nel caso, la risposta sia stata sincera o meno. Nel caso dovessimo notare indifferenza, reazioni aggressive o comunque altri segnali che ci fanno comprendere che il ragazzo non ha ben chiara la gravità di ciò che ha fatto, potremmo aver bisogno di cercare un aiuto esterno che spieghi prima di tutto a noi genitori come comportarci ma anche, e soprattutto, un sostegno per il ragazzo.

Non è mia intenzione scrivere in questo articolo una guida su come affrontare il problema o come riconoscerlo, perché non ne ho le competenze scientifiche né mi sono ancora ritrovata a dover affrontare questo tipo di problema dal punto di vista genitoriale (e spero non accadrà mai!). Ciò che posso fare è darvi degli strumenti per vivere il problema attraverso la storia di Julian, un ragazzino adolescente che compie atti di bullismo nei confronti di un suo coetaneo afflitto da un dismorfismo facciale, perché conoscere le storie di altri e vederle dall’esterno, può farci più facilmente riflettere su noi stessi e sul nostro operato da genitori.

Il Libro di Julian è il secondo capitolo di Wonder, un best-seller che ha venduto centinaia di migliaia di copie in tutto il mondo su August, un bambino afflitto da una grave malformazione al viso che si ritrova a dover affrontare l’ostacolo della scuola e i giudizi dei compagni. Il Libro di Julian ci mostra la storia dal punto di vista del bullo, una storia raccontata in modo diverso con i suoi momenti di dolcezza e di tristezza. Perché anche lui affronta dei disagi, anche lui avrebbe bisogno di un aiuto che, invece, non riceve nel modo corretto.

Un ottimo spunto di riflessione.

 

In collaborazione con:

 

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About Carla Medda

Carla Medda
L’essere diventata mamma per me è stata una grandissima opportunità di crescita personale e professionale. Il mio blog è la mia seconda anima, la vera essenza di me. Grazie a lui ho imparato tanto, sia sul lavoro che sulle relazioni personali. Un amico che, spero, mi accompagnerà ancora per tanti anni.

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