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Perdite da impianto (spotting): sintomi e come riconoscerle

Perdite da impianto (spotting): sintomi e come riconoscerle

La gravidanza, si sa, è il momento più emozionante della vita di una donna; ma specialmente in caso di primo figlio, non è facile conoscere e saper riconoscere i sintomi che stanno annunciando il lieto evento. È il caso delle perdite da impianto in gravidanza, perdite di sangue vaginali facilmente confondibili con le perdite del ciclo mestruale, sia per il periodo in cui si verificano che per la somiglianza visiva.

Questo articolo, in particolare, cercherà di fugare ogni possibile dubbio in caso di spotting da impianto, noto comunemente come “falso ciclo”, di spiegarne l’origine, le cause che lo determinano, l’aspetto che assume e possibili varianti. La premessa è doverosa: le donne sono diverse tra loro, ogni caso è a sé e ogni situazione merita di essere analizzata in base alle caratteristiche della persona interessata.

Cosa sono le perdite da impianto?

Le perdite da impianto, chiamate anche spotting da impianto, sono perdite ematiche vaginali causate dalla rottura di alcuni vasi capillari nel momento in cui l’ovulo si assesta nell’endometrio. L’endometrio è la mucosa che ricopre la cavità interna dell’utero. L’ovulo infatti, una volta fecondato, dopo circa cinque giorni si sposta dalle tube all’utero, dove rimarrà per i prossimi nove mesi. Una volta che l’embrione quindi si è impiantato nella parete uterina, si presentano queste piccole perdite. Questo processo del tutto fisiologico è anche conosciuto con il nome di “perdite da annidamento”, proprio per via dell’annidamento dell’ovulo sulle pareti intrauterine.

Fecondazione dell’ovulo da parte di uno spermatozoo: ecco come avviene

Cosa succede nello specifico? La blastocisti raggiunge l’endometrio e penetra nella decidua basale, aumentando rapidamente di volume. Questa penetrazione determina la lesione dei vasi sanguigni locali, provocando la lieve emorragia.

Altre teorie ipotizzano che tali perdite siano dovute a sangue rimasto nella cavità dalla precedente mestruazione, altre ancora le ricollegano a piccoli traumi del collo dell’utero.

Le perdite da impianto sono uno dei primi sintomi di una gravidanza, ma è bene non confonderle con le classiche perdite del ciclo. Lo spotting da impianto è un fenomeno piuttosto comune: infatti nonostante l’assenza di mestruazioni (amenorrea) sia il primo sintomo di una gravidanza in corso, può accadere questo fenomeno di spotting, del tutto normale.

Quali sono i sintomi dell’impianto?

Le perdite da impianto in gravidanza di norma non sono dolorose. La maggior parte delle donne non nota sintomi.

Alcune donne rivelano però di sentire piccoli dolori e fastidi al basso ventre, come dei piccoli crampi uterini. Si tratta del 20-30% delle gestanti. Inoltre la temperatura basale risulta essere abbastanza alta, con un solo giorno di calo, pari al settimo/decimo giorno dall’ovulazione. Ecco altri sintomi dell’impianto che annunciano la gravidanza.

Sensazione di stanchezza generale

Può manifestarsi già dalla prima settimana dopo il concepimento ed è un sintomo dell’impianto dovuto ai cambiamenti che si stanno attuando nel corpo e agli aumentati livelli ormonali in circolazione. La sensazione di spossatezza è simile a quella che si avverte ad ogni cambio di stagione.

Seno dolorante

La tempesta ormonale che la gravidanza scatena, provoca inevitabilmente l’ingrossamento delle ghiandole mammarie. Il seno appare più duro e teso con conseguente aumento della sensibilità della zona.

Mal di schiena

Localizzato nella parte inferiore della spina dorsale, anche questo sintomo è comune già dai primissimi giorni post concepimento.

Naso chiuso

A dispetto di ciò che si pensa, è un sintomo piuttosto comune. In rari casi è presente anche sangue dal naso. Le accortezze da prendere in questi specifici casi sono mantenere umide le vie nasali, umidificare la casa e respirare acqua salata tramite appositi dispositivi.

Insonnia

L’incapacità di addormentarsi è un sintomo di gravidanza molto fastidioso. Purtroppo essa va e viene durante tutta la gravidanza, in cui si alternano fasi più o meno acute. Il picco massimo si ha durante il terzo trimestre. L’attività fisica può migliorare la situazione.

Stipsi

È causata dal rallentamento delle funzioni intestinali ed è un sintomo molto frequente. Per questo, si consiglia di bere molta acqua, mangiare alimenti ricchi di fibre e fare costante esercizio fisico.

Disturbi gastrointestinali

Tipici di tali disturbi sono il senso di gonfiore accompagnato da flatulenza e il dolore addominale. Si consiglia di evitare cibi che possono intensificare il problema ed affidarsi a una dieta sana ed equilibrata.

Capezzoli più scuri

Ciò è dovuto alla maggiore irrorazione sanguigna ad opera degli ormoni. I capezzoli e i tubercoli su di essi appaiono più marroni e più sporgenti.

Stimolo ad urinare spesso

Anche questo è un sintomo ben noto, man mano che la gravidanza avanza lo stimolo si fa sempre più impellente.

Molta fame

La gravidanza è un processo che richiede energie, ecco perché il corpo ha bisogno di più forze del normale.

Nausea

Tra tutti i sintomi della gravidanza, questo è da sempre ritenuto il sintomo per eccellenza del periodo gestazionale. La nausea in gravidanza è causata dall’ormone gonadotropina corionica (HCG), a cui le donne sono più o meno sensibili. Ecco perché alcune future mamme ne soffrono più di altre.

Dopo quanti giorni può verificarsi lo spotting da impianto?

Lo spotting da impianto si verifica generalmente dopo tre/quattro settimane dall’ultima mestruazione, precisamente dopo sette/dieci giorni dal concepimento, ma può arrivare anche fino al dodicesimo giorno. È facile dunque poter confondere le perdite da impianto col consueto ciclo mestruale, specie se lo spotting avviene intorno al dodicesimo giorno. Non c’è comunque una regola fissa. Il momento in cui lo spotting si presenta può variare da donna a donna, in base alle caratteristiche personali.

Le perdite da impianto possono presentarsi fino al terzo mese di gravidanza: i primi tre mesi infatti sono il periodo necessario di assestamento del feto all’interno dell’utero. Durante il secondo e terzo trimestre, invece, le perdite non sono più attribuibili alla fase di assestamento ma derivano da altro. Con il procedere dei mesi, infatti, il collo dell’utero cambia di consistenza e viene maggiormente irrorato; ciò può causare sanguinamento anche a seguito di minimi traumi, come per esempio un rapporto sessuale.

Ma le perdite possono indicare anche problemi più seri come presenza di polipo cervicale, ectropion (fuoriuscita di mucosa vaginale del collo dell’utero attraverso il canale della cervice), rottura di una varice del collo, e ancor peggio distacco della placenta o placenta previa.

La placenta previa è la situazione che si verifica quando la placenta si inserisce nella parte inferiore dell’utero, coprendo così l’orifizio uterino, una specie di imbuto che porta al collo dell’utero. Per questo è bene non sottovalutare nessun sintomo e affidarsi al ginecologo di fiducia che è in grado di rispondere ad ogni vostro quesito.

Che differenza c’è tra le perdite da impianto e quelle del ciclo?

Mentre le perdite del ciclo iniziano con un quantitativo minimo per poi andare progressivamente ad aumentare, le perdite da impianto tendono a scomparire in tempi celeri. Inoltre il flusso ha un quantitativo molto modesto, a volte quasi minimo. Per quanto riguarda il colore, le perdite da impianto a differenza di quelle del ciclo, hanno un colore molto chiaro dalle sfumature rosacee.

Può capitare che si presentino delle perdite marroncine, ma comunque non di un marrone evidente come succede nel classico ciclo mestruale. Il colore più scuro dello spotting è dovuto all’ossidazione dell’emoglobina, che si ossida appunto a causa della lentezza con cui il flusso scende dall’utero.

In altri casi è possibile che le perdite siano di colore biancastro con solo qualche striatura di sangue. Anche la durata del flusso differenzia notevolmente i due tipi di perdite: mentre il flusso del ciclo mestruale si protrae per una media di 5 giorni circa, le perdite da impianto non superano le quarantotto ore. In caso di dubbio, è sempre opportuno effettuare un test di gravidanza, per essere sicuri di quale di questi due tipi di perdite si tratti.

Quanto tempo durano le perdite da impianto?

Le perdite da impianto, come già accennato precedentemente, hanno una durata di due giorni al massimo. Ciò significa che possono durare anche meno, anche solo un giorno. Hanno una consistenza tra l’acquoso e il denso, quest’ultimo dovuto alla leucorrea fisiologica, ossia perdite bianche abbondanti presenti già dai primi mesi di gravidanza. La durata inferiore alle quarantotto ore è del tutto normale, ogni donna infatti è un caso a sé stante. Le perdite da spotting possono durare anche poche ore. Non è raro che esse compaiano anche solo sulla carta igienica in fase di pulizia. In caso di durata superiore a quella sopra indicata, invece, si raccomanda la visita da un ginecologo.

Nel caso in cui le perdite marroncine continuino per più giorni è bene informare il proprio ginecologo che in seguito ad una visita valuterà la possibilità che siano dovute ad una insufficienza progestinica (produzione bassa di progesterone), consigliando quindi una terapia di supporto per i primi tre mesi di gravidanza con ovuli di progesterone.

Cosa fare se le perdite da impianto sono di colore rosso vivo?

Il colore del sangue dipende da quanto tempo prima si è insediato l’embrione: se il sangue tende al marrone vuol dire che è “vecchio”, cioè che l’annidamento è avvenuto già da un po’, mentre il colore rosso vivo indica sangue “fresco” e quindi un annidamento più recente. In caso però di colore rosso vivo deciso e flusso molto abbondante, è bene consultare un medico. Potrebbe infatti trattarsi di una minaccia d’aborto o una non totale adesione dell’embrione alla parete uterina, specie se ad accompagnare le perdite vi sono forti dolori addominali dovuti alle contrazioni uterine.

In genere le perdite in gravidanza sono normali ma bisogna fare una distinzione in base al colore con cui appaiono

Perdite marroni e rossastre

La variazione del colore dipende dalla “freschezza” del sangue, possono essere normali ma anche essere segno di rischio per il feto. Sono segno dei cambiamenti che stanno interessando le pareti dell’utero.

Perdite rosacee

Sono in linea di massima innocue e indicano solo la presenza di residui di ciclo mischiati alla normale mucosa vaginale.

Perdite bianche

Si tratta di leucorrea, perdita della mucosa vaginale, processo normale del periodo di gestazione, dovuto ai vari cambiamenti che interessano l’utero. Non c’è cura o terapia per liberarsene. Esse fanno parte della normale protezione delle mucose da infezioni e infiammazioni.

Perdite giallastre

Sono innocue. Possono destare preoccupazione se si presentano maleodoranti e creano prurito e bruciore. In questo caso sono sintomo di infezioni in atto ed è opportuno rivolgersi al proprio ginecologo.

Perdite verdastre

Non sono innocue, anzi, stanno ad indicare la comparsa di un’infezione vaginale, solitamente la candida. Seppur fastidiosa, se ben curata, non crea conseguenze spiacevoli o rischi per il bambino.

Perdite trasparenti

Si tratta di perdite acquose causa di maggiore pressione del feto sulla vescica (in questo caso le perdite sono composte anche da gocce di urina) oppure di maggiore lubrificazione degli organi genitali.

Queste sono le nozioni base da sapere nel caso di perdite da impianto in gravidanza, un quadro generale per capire cosa sono, da cosa sono causate, come sono strutturate e le sue caratteristiche principali. Le perdite da annidamento, seppur frequenti e non preoccupanti, vanno comunque monitorate e tenute sotto osservazione, in modo da rispondere tempestivamente a ogni tipo di imprevisto. Vanno tuttavia vissute con serenità ed evitare di farsi prendere dall’ansia, non ne gioverà né la madre né tanto meno il nascituro.

In caso di ulteriori dubbi o situazioni particolari, è sempre raccomandabile affidarsi a un esperto (medico di base o, meglio ancora, ginecologo) o al pronto soccorso.

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